Un viaggio immaginario.
Maremma, terra di conquiste, di bonifiche, briganti e butteri. Fauna selvaggia, natura potente, acqua, fortificazioni.
Ma cosa vede, cosa sente una persona di fuori quando arriva nel nostro territorio?
Ce lo siamo mai chiesto? Avete mai provato ad entrare nella nostra amata Orbetello fingendo di non averla mai vista e fingendo di essere un turista?
Troppo facile?
Allora facciamola più difficile. Facciamo che siamo un turista di quelli strani, di quelli antichi e moderni al tempo stesso. Uno di quelli che non vuole inquinare, che ha la fissazione dell’ambiente, che si muove con i mezzi “green”.
Anche un po’ intellettualoide, dai. Di quelli che ti fa un po’ le pulci e non si accontenta di spiaggia e ristorante, ma che vuole sapere la storia, conoscere le tradizioni, vedere quello che non si vede, scoprire cosa c’è dietro quello che tutti vedono ma che quasi nessuno conosce.
Proviamo.
“Ho letto un articolo sulla Maremma sostenibile. C’era scritto che è una terra di natura selvaggia perfetta per il turismo slow adatta per muoversi in bicicletta. Mi piace, io amo la natura e gli spazi aperti, lontani dalla città, mi organizzo una vacanza proprio lì questa primavera.”
Sito Trenitalia, cerco un treno regionale su cui caricare la mia bicicletta.
Da Milano non è facile, due cambi, tre treni di cui un Freccia Rossa.
Non si può portare la bici sulle Frecce. Forse c’è un noleggio bici o un bike sharing alla stazione. Vediamo vediamo… No niente.
Non mi arrendo, eccolo lì, un Inter City e poi un Regionale 7 ore e 42 minuti.
Va bene, dai, la sostenibilità prima di tutto, non mi va davvero di prendere la macchina, in vacanza poi, le file, lo stress, il parcheggio, ne ho abbastanza di stare in auto tutto il resto dell’anno.
Prenoto, Maremma sto arrivando!
Una volta sceso alla Stazione di Orbetello col mio navigatore mi metto in sella.
Ho letto che per arrivare al centro c’è una ciclabile. Cerco un’indicazione, non la trovo, ma un passante col cane me la indica.
Stupenda! Finalmente pedalo, libero!
Ma cos’è quella fabbrica abbandonata?
Faccio qualche scatto – mi piace l’archeologia industriale – chissà cos’hanno in mente, con tutti quei fondi del PNRR faranno progetti strabilianti!
Incontro un anziano signore, gli chiedo se si può visitare, mi racconta la storia di quella che era una fabbrica di concimi che dava lavoro a tanti – ma cosa ne faranno?
Ma è pericoloso?
Alzata di spalle, un segno con la mano a indicare rassegnazione mi fa capire che non c’è molto da dire… Vabbè continuo a pedalare, paesaggio da sogno, il verde dell’erba e della macchia mediterranea, il blu della laguna, il rosa dei fenicotteri.
Quasi in paese noto uno strana struttura vicino alla ciclabile con dentro delle bici da noleggiare, elettriche, sembrano nuove, bellissimo!
Sembra un finanziamento europeo, guarda, guarda, “Life for Silver Coast”, leggo, studio. Strano, le hanno messe in questo angoletto, certo se le mettevano alla stazione le potevano anche prendere i viaggiatori che scendevano del treno… chissà. Arrivato in centro seguo il navigatore verso l’hotel ma un cartello mi dice che è vietato entrare con la bici.
Di rastrelliere non c’è l’ombra, noto un mucchio di bici appoggiate alla rinfusa a un muro.
Peccato, per essere un paese a misura di bicicletta non ti senti proprio accolto. Poco male, me la porto a mano. Arrivo in hotel, anche qui la bici è un po’ un problema, però poi riescono a trovarmi uno spazio dove lasciarla la notte.
Sveglio di buon’ora mi rimetto in sella: mi hanno detto che la Giannella è bellissima, ci si arriva con una ciclabile nuova fiammeggiante.
Tutto bene per i primi chilometri, poi improvvisamente finisce, mi trovo su una strada dove le macchine sfrecciano, parlo con una signora che butta la spazzatura, le chiedo notizie della ciclabile per arrivare fino alla spiaggia…
Alzata di spalle, se ne parla da anni, almeno 15, ma dicono che il Fiora, il Comune, le elezioni, il progetto, il PNRR. Capito, capito, mi arrendo mi faccio il segno della croce e arrivo in spiaggia.
Giornata fantastica, tutto sommato.
Il giorno dopo tocca all’anello della Feniglia, 20 km di ciclabile decantata in vari articoli di giornale.

Anche qui trovo qualche brutta sorpresa, vari pezzi interrotti, nessuna indicazione agli svincoli, un contromano lunghissimo e come unica alternativa la strada provinciale, troppo trafficata…
Meno male non sono venuto con i bambini, mi sa che non ce li porto, troppo pericoloso questo imbocco, impossibile questo contromano, ma non doveva essere un anello sicuro di 20 km anche per le famiglie?
Terzo giorno, oggi vado a Magliano in Toscana, dicono le mura siano un gioiello, poi c’è San Bruzio ed infine sono curioso di vedere questo olivo della strega.
L’ufficio turistico me lo sconsiglia, impossibile attraversare l’Aurelia in bici non esistono sottopassi, è troppo pericoloso.
Pazienza, lascerò la bici e prendo un bus, ma pare che anche per quelli si tratti di un miraggio.
Il Parco della Maremma idem, impossibile arrivarci con la bicicletta c’è l’Aurelia di mezzo, e di bus nemmeno uno.
Talamone neanche, con la bicicletta impossibile.
Idea, oggi visiterò l’Argentario!
Prendo la ciclabile ed arrivo fino a Porto Ercole, incantevole; anche qui un attraversamento che con i bimbi non potrei mai fare. Ho letto che si può visitare la Rocca Spagnola, ma arrivato su mi dicono che è privata serve un permesso del Comune che rilascia l’ufficio turistico, ma ormai è tardi è solo fino alle 12… Peccato se lo sapevo prima, me lo procuravo. Lascio la bici su alla Rocca e faccio il giro a piedi fino al paese vecchio uno dei “Borghi più belli d’Italia”, un incanto, peccato il sentiero, stupendo, sul mare ma sporchissimo e senza segnaletica.
La vacanza è finita,
in viaggio di ritorno sul treno vedo sfrecciare la fabbrica abbandonata, il parco dell’Uccellina, le mucche maremmane indolenti che pascolano con i guardabuoi intorno, mi è piaciuta questa Maremma, certo però mi aspettavo di più, una specie di Trentino del sud.
Alla fine dei conti la vacanza si salva perché la natura, i paesaggi, la libertà che si respira compensano tutto il resto.
Diciamo che non c’è una grande preparazione turistica, almeno per chi come me vuole fare un turismo una po’ alternativo.
Sembra che ci provino, ma neanche più di tanto, si fermano proprio all’inizio. E’ come un dipinto in cui abbozzano le prime pennellate ma appena la faccenda si fa seria… abbandonano l’opera.
Ecco sì, un’opera che la natura ha imbastito con grande forza e maestria, ma che la mano dell’uomo non è riuscita a portare a compimento.
Le piste ciclabili potenzialmente belle ma sempre interrotte. Le indicazioni che mancano un po’ ovunque. Gli uffici turistici separati nettamente tra comune e comune. L’Aurelia che spacca in due il territorio. I collegamenti pubblici che quasi non esistono. Il non pensare proprio che anche un turista green sia una risorsa.
E per renderlo tale, per trasformarlo da potenziale risorsa a risorsa la mano dell’uomo è essenziale. Chissà cosa aspettano, magari tra qualche anno.
Io quest’anno, intanto, mi sa che i bimbi li porto a pedalare in Trentino.
Di Stefania Boccaleoni

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